Vladimir Olshansky

L'ombra della sera

L’Archivio delle Anime. Amleto

Ero

Tentata memoria - © G_Irlanda

I Kanteri

  

"Approdi/2015" I edizione: Rassegna teatrale del Nostos Teatro

Aversa (CE) – dal 23 Gennaio al 31 Maggio 2015

Comunicato stampa

Calendario Spettacoli:
Venerdì 23, ore 21, e Domenica 25 Gennaio ore 20, “La strada di un clown” di e con Vladimir Olshansky
guest star artist del Cirque Du Soleil
Lo spettacolo accompagnerà lo spettatore nelle delicate atmosfere della fantasia create dall’inarrestabile forza espressiva di Olshansky, in un viaggio che toccherà alte vette di poesia. Come si chiede lo stesso Olshansky “Cos’è un clown? Il clown è un attore dallo spiccato talento comico, con l’impulso a dedicarsi a sviluppare questo dono per tutta la vita. Il clown può creare il proprio mondo ricorrendo alla propria fantasia e alla fantasia degli spettatori. Anche il mondo interiore dell’individuo, i suoi problemi, la sua psicologia, possono essere la fonte di alcune scenette: l’uomo comune alle prese con un mondo insolitamente grande e complicato”.
Note biografiche di Vladimir Olshansky
Conseguita la laurea presso la Scuola del Circo di Mosca, Vladimir Olshansky sviluppa le sue idee sulla clownérie partendo dai Maestri del cinema muto: Charlie Chaplin, Max Linder e Buster Keaton, oltre ai leggendari registi russi Mejerchol’d e Vachtangov. Mentre studiava arti circensi incontrò il clown russo Leonid Engibarov, il primo clown a combinare insieme l’Arte del Circo e il teatro. Dopo quell’incontro ritornò a Pietroburgo con l’idea di creare un Teatro di Clown, con un clown-attore come protagonista. Insieme a Slava Polunin, altro talentuoso clown, fondò il Gruppo Clown “Lizidei”. Riuscì a mettere in piedi un “one man show”, in cui si potevano riconoscere le influenze artistiche sia di Beckett che di Robert Wilson. Nel 1997 fu invitato da Slava Polunin a recitare la parte del principale “clown giallo” nel suo “Snow show” al teatro Old Vic di Londra. Alla fine degli anni 1990 Olshansky, con suo fratello Yury, regista ed attore, e Caterina Turi-Bicocchi, hanno fondato “Soccorso Clown”, un’organizzazione no-profit per attività artistiche e sociali. Hanno fatto esperienza come “hospital-clown” e lanciato questa nuova professione in Italia. Ha cominciato a lavorare al Cirque du Soleil come “guest -actor” in “Allegria” nel 2000. Ha lavorato con loro nelle tournée in Australia e Nuova Zelanda. Dopo una pausa, la collaborazione è ripresa nel 2004 a New York, Philadelphia e Toronto. Il lavoro insieme al Cirque du Soleil lo ha indotto a inventarsi un nuovo spettacolo come clown-attore, “Strange Games”, in cui ha potuto in parte mettere in pratica alcune sue idee sulla clownérie. Poesia e commedia filosofica, comédie humaine e gioia della vita ne sono le fonti ispiratrici.”
Dal 19 al 21 gennaio Vladimir Olshansky condurrà un laboratorio intensivo dal titolo “Il clown attore”. Durante lo stage gli allievi apprenderanno i principi e i metodi delle tecniche di un clown-attore, formeranno il carattere del proprio clown e creeranno un repertorio individuale.
Sabato 14, ore 21, e Domenica 15 Febbraio ore 20, “L’anima buona di Lucignolo”, regia Luca Saccoia
di Claudio B. Lauri, musiche originali Luca Toller. Produzione: Nerosesamo
con Enzo Attanasio (L’omino di burro)
Luca Saccoia (Il direttore del circo morente)
Mario Zinno (Lucignolo)
musicisti: Carmine Brachi (batteria percussioni)
Francesco Gallo (strumenti a fiato)
Renzo Schina (contrabbasso)
Luca Toller (piano)
Si parte da Collodi per raccontare una storia altra, immaginando il destino di Pinocchio e Lucignolo se fossero entrambi venduti al Direttore del circo. E’ una favola che disegna il lento disfacimento dei tre personaggi in scena, L’omino di burro (Enzo Attanasio), Il direttore del circo morente (Luca Saccoia) e Lucignolo (Mario Zinno), che si consuma in un circo in rovina. “L’atmosfera è quella rarefatta degli spettacoli musicali del primo novecento: il vecchio direttore, canta al ritmo del ‘jazz degli animali morenti’ la storia dei due ciuchini volanti, che furono fratelli di sangue e rivali in amore, ‘demone che semina discordie e arma eserciti’. Pinocchio resta sullo sfondo di questa favola noir (infatti non compare mai), mentre Lucignolo, étoile del circo, è l’effettivo protagonista di questo spin-off ambientato in uno scenario decadente, macabro e scuro, eco dello splendore di un tempo, dove la tracotanza acceca tutti ma dove, alla fine, tutti perdono”.
Domenica 8 Marzo ore 20,30, "Malammore"
regia, drammaturgia, messa in scena Ilaria Cecere
con Ilaria Cecere e Annamaria Palomba
Siamo a Napoli, o in qualche buio anfratto della provincia partenopea; c’è un altarino dedicato alla Madonna di Pompei che irradia sulla scena la luce livida di un neon rosa: feroce parodia della divina grazia che tutto accende e transustanzia eppure tutto è nero, irrevocabilmente a lutto. Suocera e nuora si alternano in un carosello per le stanze della stessa casa – la casa del figlio, la casa del marito – poco prima delle nozze, poco dopo un funerale, e mentre si svestono o si preparano a uscire dichiarano senza remore i propri crimini, l’odio nutrito e seminato, gli atti di devozione, le più amare ragioni. Una ha il potere, governa, è a capo della famiglia. L’altra è la pecora offerta in sacrificio per una nuova alleanza, o almeno così pare. Come ai tempi delle faide tribali, dei matrimoni feudali, due famiglie che si massacrino a vicenda è bene che diventino una, per massacrarne agevolmente altre. Non importa che non ci sia mai stato amore, che il sangue versato a secchiate non si possa dilavare con una marcetta nuziale. Due leggi si sfidano, si fanno guerra, come nella più classica delle tragedie: il libero arbitrio del corpo condannato, la volontà del singolo messo a tortura che si ribella a oltranza, contro la legge del sistema, i lugubri paramenti del potere, la necessità politica del compromesso. Poco importa che si tratti di donne di camorra, di famiglie destinate alla mattanza da una sanguinosa tara d’origine: il dramma è ancora quello di Antigone contro Creonte, il rifiuto inconciliato contro la dolorosa epifania del potere, il diritto alla vendetta contro la legge che addomestica l’odio.

Sabato 14, ore 21, e Domenica 15 Marzo ore 20, “L'ombra della sera”
Drammaturgia, regia, scene e luci: Alessandro Serra. Con Chiara Michelini. Prodotto da Teatropersona
Con il sostegno di Regione Toscana Sistema regionale dello spettacolo dal vivo, Fondazione Centro Giacometti (CH), Nuova Accademia degli arrischianti Sarteano
L’ombra della sera è uno studio ispirato alla vita e all’opera di Alberto Giacometti.
La struttura drammaturgica si sviluppa in capitoli ognuno dei quali trae ispirazione da un’opera di Giacometti: una forma precisa da cui trarre una possibile qualità di movimento da indagare e un corrispettivo frammento di umanità da raccontare. La grande avventura per Giacometti consisteva forse nel veder sorgere qualcosa di ignoto ogni giorno sullo stesso viso. In questo senso lo spettacolo si ispirerà soprattutto al suo sguardo. Scoprire e far scoprire che la materia di queste esili figure non è carne martoriata né ossa scarnificate ma piuttosto una speciale membrana, invisibile e sconosciuta che, come ossa sensibili alla pioggia, si infiamma di fronte a uno sguardo puro, capace di attraversarne la ferita più segreta e svelarne la bellezza solitaria e dolente.
È di ritrattistica dal vero che si sta parlando non di arte astratta.
Sarà un ritratto dal vivo.
29 Marzo ore 20, Gea Martire presenta "Mulignane" da un racconto di Francesca Prisco
con Gea Martire / Regia Antonio Capuano, drammaturgia di Antonio Capuano e Gea Martire
Una storia di donna. Questa donna non ha nome. Ha un’identità che si spande e si diffonde nella solitudine di un femminile che non fa della solitudine fierezza, baldanza, indipendenza, ma timore di inadeguatezza e di bruttezza. La nostra cultura che “fa pantano e feta”, spruzza sulla donna non legata a un uomo un sentore di umido scantinato condannato alla muffa. Come se, poi, essere “legati” fosse il massimo della vita! E la donna, in corsa da secoli verso più ampi orizzonti, rimane azzoppata in questa trappola malefica e frena la corsa. Senza un uomo come si fa?! E’ triste, è brutto, ci vuole un uomo, ci vuole l’amore… ahè, è ‘na parola! E addo’ sta? Intanto gli anni passano e il vuoto intorno, anzi interno, dilaga. E allora va bene “qualunque”, (sintesi di chiunque e qualunque cosa): un turzo, un arrogante, un pagliaccio, un rimorchio, un’altra trappola pur di arginarlo, quel maledetto vuoto. Pure sesso brutale, spinto, a farsi male, ma quale amore? Sempre meglio che sentire il male di un fallimento, il tormento di non essere mai desiderata. Meglio le fruste, pratiche sado-maso, mulignane (lividi), “sì, vatteme, fammi male”, a coprire più insostenibili dolori. Ma succede, non spesso, a volte sì, e questo è il caso, che a furia di praticare si allenano muscoli sconosciuti che danno nuova forza. E tutto si ribalta. Strade sotterranee conducono alla luce e le mulignane (melanzane) diventano ruoti di parmigiane da servire bollenti, insolita temperatura per la vendetta. Il fatto è che ci piace far saltare gli schemi. Divertendoci. Il tono è comico, come spesso è l’intelligenza, anche se non lo sappiamo.

Sabato 11, ore 21, e Domenica 12 Aprile ore 20, “L’Archivio delle Anime. Amleto”
Una creazione di: Massimiliano Donato e Naira Gonzalez. Con: Massimiliano Donato
Prodotto da Centro Teatrale Umbro
Si parte da Amleto. Il silenzio finale sta per scendere sulla tragica conclusione della sua esistenza. Al di là di Orazio, chi potrà evitare di far scendere l’oblio sulla dirompente complessità di un personaggio che da secoli fa risuonare la contraddittoria fragilità dei pensieri, dell’animo e del sentire umano?
Sarà un becchino ad accollarsi questo compito. Come si legge nelle note che accompagnano lo spettacolo, “una figura dal trucco marcato, pallido di cipria, l’ombretto che marca le occhiaie, con una barba finta di vecchio in un cappotto nero… ohibò il becchino del teatro non può essere che pieno di finzioni. A lui il compito di cancellare le tracce della tragedia, di raccogliere i feticci dei personaggi, di seppellire i loro desideri, i loro pensieri, i loro sogni, di cancellare i segni del loro passare perché la sera dopo li lascino come se non avessero mai percorso quella strada[…] Lui da solo, come burattini nelle mani di un demiurgo compassionevole e ironico, animerà i personaggi, ricordandone le battute. Potrebbero essere quelle o altre, poco importa, bastano a se stesse. Celebrerà lui questo dramma intessuto di domande e di dubbi, di risposte contraddittorie, di lacune che ha un’unica certezza: la morte. Quella dei personaggi ma forse anche quella degli uomini condannati a rivivere sempre uguale il loro destino, presentandoci quel pensiero sincero e crudo che cerca il senso dell’esistenza… ma pensare è un’audacia, un privilegio riservato a Dio soltanto, i cuori degli uomini sussultano s’agghiacciano e spaccano.
A questa tragedia del disincanto non c’è cura o soluzione se non quella per il becchino di vivere in un cimitero fatto di trucchi e artifici in cui forse è ancora possibile lasciarsi incantare. Forse”.
Sabato 25, ore 21, e Domenica 26 Aprile ore 20, "Non merita lamentiI"
Spettacolo Finalista Premio Scenario 2009
Drammaturgia e regia: Luigi Imperato e Silvana Pirone
Con: Fedele Canonico, Ilaria Cecere, Annamaria Palomba
Scene: Monica Costigliola
Disegno Luci: Paco Summonte
“Pascalina Di Gesù coniugata Colantuono. Faccio due attività. Una piena di cazzimma, l’altra caritatevole verso me e verso l’anima chi mi chiama.”
Due donne si raccontano. Una figlia scrive una lunga lettera per annunciare la propria morte suicida. Torna sulla sua storia, una storia di vita repressa.
“Cara mammà, quando ero piccirella ero la prima della classe, ma mi sono dovuto scordare tutto. Non me lo ricordo più come si scrive, tengo una parlata sporca, che sa di sfaccimma. Parlo senza grammatica, come la mia vita. La lingua è fatta di regole, è un’invenzione. Io conosco cose concrete, dove le regole se esistono sono poche e le ha inventate qualcuno che me lo vuole mettere nel culo.”
Torna sul padre, sulla prepotenza di un uomo che si arroga il diritto di distruggere un’esistenza solo perché l’ha creata, perché ne è padrone.
La madre ricorda il dolore e i lamenti ingoiati in nome della vergogna che suscita una morte suicida, una morte che non merita lamenti. L’ambiente che circonda le vicende è violenza, è sopraffazione, un vento forte e continuo che travolge tutto, determina le azioni dei singoli.
Mani imbrattate nella melma dell’equivoco, labile confine tra bene e male: i buoni sono sempre pronti ad uccidere.
Io piango i figli di tutti perché non ho potuto piangere mia figlia. I morti di suicidio non si piangono. Si atterrano silenziosi. La gente manco se ne deve accorgere. Quando è morta mi sono stata zitta. Ho inghiottito tutte le urla delle madri che abbracciano figli morti, ho divorato tutta la pietà della madonna vergine. Ma io sono tosta. Mi lamento tutti i giorni, e vomito quello che ho ingoiato. Mi lamento per chi muore di malattia, di fatica, di speranza, ammazzati, morti uccisi, vecchi, giovani, piccirilli. Chi si suicida non è cristiano, non merita lacrime. Non merita lamenti.

Sabato 30, ore 21, e Domenica 31 Maggio ore 20, “Beat Hotel”
In anteprima assoluta la nuova produzione del Nostos Teatro.
Uno studio sulla Beat Generation, un ritratto di Fernanda Pivano.
Domenica 7 Giugno ore 21, Lunedì 8 Giugno ore 21, "SIN AIRE_studio"
Compagnia Nostos Teatro. Regia: SIlvana Pirone
con: Giuseppe Brancaccio, Giovanni Granatina, Luigi Imperato, Sara Scarpati, Dimitri Tetta, Maria Teresa Vargas, Salvatore Veneruso
dal 12 al 14 giugno, ore 21, La Grande Guerra” adattamento drammaturgico Massimiliano Donato e Giovanni Granatina
Regia Giovanni Granatina
Non smettere mai di ricordare, per sapere veramente chi siamo. E’ un dovere che la Storia impone a tutte le persone ed è la scia seguita dagli organizzatori di “A Spasso con la Storia” che, per la IX edizione della manifestazione, hanno scelto di ricordare i cent’anni trascorsi dall’ingresso dell’Italia nella I guerra mondiale. Dopo aver allestito una serie di eventi aperti al pubblico dall’11 al 17 maggio scorso, presso la Balzana (ex stabilimento Cirio) di Santa Maria la Fossa, i responsabili del progetto hanno ritenuto necessario non fare calare il sipario troppo presto sul ricordo e hanno deciso di parlare ancora della I guerra mondiale, organizzando lo spettacolo “La Grande Guerra” il 12, 13 e 14 giugno 2015 alle 21, presso il Nostos teatro di Aversa. Diversa sarà la struttura della messa in scena, più intima, ma al centro del racconto ci sarà, ancora una volta, la crudeltà della guerra, con le sue illogiche sfumature di crudeltà. Tre attori in scena, Giovanni Granatina, Salvatore Veneruso, Antonio Granatina, accompagnati dalle note musicali create da Salvatore Prezioso ed eseguite dal vivo insieme a Giancarlo d'Angelo, mostreranno al pubblico, anche attraverso le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle la guerra, la disumana dimensione della trincea, dove si perde il senso della normalità della vita e l’inconsapevolezza di molti combattenti che non sanno e non comprenderanno mai la ragione per cui sono stati costretti a diventare carne da macello da straziare. In questo desolante scenario di dannata violenza, l’uomo riesce, qualche volta e per fortuna, ancora a non smarrirsi completamente, trasgredendo le implacabili regole di guerra e restando aggrappato all’idea che al di là dell’uniforme del nemico, c’è sempre il valore della vita da dover rispettare.

Altri eventi

10 gennaio, ore 20, il drammaturgo napoletano Enzo Moscato presenta il suo ultimo libro di racconti, Tempo che fu di Scioscia, Tullio Pironti editore,
Undici storie, undici punti di vista, undici modi di vivere e sentire sulla propria pelle le Quattro giornate di Napoli. Come ribadisce lo stesso autore, si tratta di «[…] un piccolo affresco, senza la solita separazione dicotomica, in bianco e nero, delle cose e le persone, con i Napoletani, puri e buoni, da una parte, e i Tedeschi, bruti e bestie, da quell’altra. Con i martiri e gli eroi, da un canto, e i vigliacchi e gli assassini, simmetricamente opposti a quelli».
A moderare la serata il critico letterario Giuseppe Roncioni, il quale, partendo dal libro, cercherà di far emergere gli elementi fondanti del teatro e della creatività di Enzo Moscato. Le letture di brani tratti dal libro saranno affidate all’attore Giovanni Granatina
22 Febbraio, ore 20.30, I Kanteri in concerto
Il debutto dei Kanteri avviene come duo chitarra e voce (Daniele La Torre e Ilaria Cecere) a Zurigo nel Maggio 2012. Al duo sei mesi dopo si uniscono in modo stabile le sonorità del violino e della viola di Francesca Masucci. Gli appuntamenti teatrali sono sempre intervallati da concerti in vinerie, ex fienili, rassegne all' aperto e spazi inediti. I Kanteri tra l' altro sono stati ospiti nel 2014 della trasmissione di radio 3 "Zazzà" e in diretta su "Webnotte" il programma musicale di Assante e Castaldo per Repubblica tv.
Sabato 7 Marzo 2015, ore 20, Going wild - reading presentazione del libro di Paolo Graziano
Narrazione: Paolo Graziano, Giuseppe Roncioni, Paolo Trama
Letture interpretate: Giovanni Granatina
Sonorizzazione: Salvatore Prezioso, Carmine Patricelli
Sabato 28 Marzo ore 21,30, Quintetto Papanimico on stage

Sciapò

9 gennaio, ore 21, La Fondazione Mimmo Beneventano presenta "I Cunti non tornano" in "Tentata Memoria. Orazione civile di rito beneventano"
di e con: Eduardo Ammendola
collaborazione e consulenza: Chiarastella Panaccione e Luigi Mosca;
documentazione storica e biografica: Fondazione Mimmo Beneventano; Luigi Mosca; Gabriella Galbiati
Regia: Nicola Laieta
Scenografia: Peppe Cerillo
Foto di scena: Gianfranco Irlanda
Videoproiezioni: a cura di Luigi Mosca
Durata: 50’
La Fondazione Mimmo Beneventano presenta lo spettacolo dedicato a Mimmo Beneventano Tentata Memoria. Orazione civile di rito Beneventano con Eduardo Ammendola, per la regia di Nicola Laieta. Lo spettacolo ha recentemente avuto una Menzione Speciale per il Premio Landieri 2014 – teatro d’impegno civile con la seguente motivazione: «Per il profondo senso di impegno civile, per aver ricordato in modo magistrale e indelebile la vittima innocente di camorra Mimmo Beneventano»
Eduardo Ammendola, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e attore/regista teatrale ottavianense, parte dai suoi ricordi di infanzia e non solo per raccontare la storia di Mimmo Beneventano. Medico, comunista militante, cattolico praticante e consigliere comunale dal 1975 a Ottaviano, Beneventano ha sempre dimostrato di aver coraggio nel denunciare pubblicamente gli atti camorristici di Raffaele Cutolo e di chi lo seguiva, usando parole dure e dirette. Ma il suo coraggio è stato punito nel novembre del 1980 quando le minacce sono diventate realtà e il giovane medico viene sparato e ucciso davanti alla madre.
Da questo momento Eduardo ha cominciato ad incontrare nel suo cammino Mimmo: nei sogni, nei racconti di chi lo ha conosciuto, nelle sue poesie e quasi sempre per caso.
Le rappresentazioni di Tentata memoria sono organizzate per offrire e favorire esperienze del proprio territorio e del proprio tessuto sociale, emotivamente pregnanti e cognitivamente significative e d’orientamento alle scelte e al passaggio cui i minori e le relative famiglie sono chiamati nel loro ciclo vitale di microcomunità fondanti la macrocomunità.
Annotazioni al processo creativo di Nicola Laieta
Nel 1962 Peter Weiss (autore e regista de L’Istruttoria e del Marat-Sade) teorizzava il suo teatro documentario un teatro in cui verbali, lettere, statistiche, interviste, reportage giornalistici e radiofonici, e altre testimonianze del presente costituiscono la base della messa in scena.
La forza del teatro documentario consiste per Weiss nel riuscire a creare dai frammenti della realtà passata uno specchio per riflettere su dei fatti attuali. Con la sua tecnica di montaggio, il teatro documentario mette in risalto chiari dettagli dal materiale caotico della realtà esterna. Con il confronto di dettagli contrastanti fa notare un conflitto esistente che poi, sulla base della documentazione raccolta, porta a una proposta di soluzione, a un appello o a una questione fondamentale.
Tentata memoria incrocia in maniera ironica ed emozionante, spiazzante e improvvisa, articoli giornalistici e ricordi personali, documenti storici e personali episodi di vita Vesuviana, attraverso i quali Eduardo Ammendola in scena ricorda insieme al pubblico frammenti di vita e frammenti di storia della sua terra e di Domenico Beneventano, un medico come lui vissuto come lui ad Ottaviano, ucciso dalla camorra a pochi passi dalla sua abitazione, compagno di studi di suo padre, trasformando la sua orazione civile in un vero e proprio rito di memoria collettiva.
Nel suo testo Eduardo Ammendola scrive:
“Tra di noi, nel comune dire e sentire, la memoria è un archivio, un magazzino. Tu hai un’informazione, la vai a prendere, la usi, la rimetti a posto. Per sempre, uguale, ad libitum sfumando.
Ma molti studiosi sostengono che la memoria è un’azione.
Un’azione delle viscere, è nel corpo, nel battito cardiaco, nel colore cutaneo, nella profondità del respiro, nel pulsare di ogni ghiandola lacrimale”.
Come nelle intenzioni di Weiss l’azione del ricordare, del documentare, non è un azione orientata al passato, ma un gesto attivo per il presente, e la figura di chi ricorda ritrova nella figura evocata (ma mai conosciuta), un doppio, un compagno di viaggio, un “collega” con cui dialogare.
Nel lavoro di ricucitura drammaturgica e registica di frammenti teatrali preesistenti propostomi da Eduardo, l'aspetto che più mi ha affascinato è stato di trasformare ogni ricordo in un gesto, un suono, un’immagine.
Venerdì 20 Marzo ore 21, "Il Nano Egidio"
Compagnia: Il Nano Egidio (Roma)

Abbonamento a 3 spettacoli: 30 euro.
Nostosteatro, Viale J. F. Kennedy, 137, Aversa
info@nostosteatro.it, Tel. 081 19 169 357, Cel. 389 24 714 39
Fb: Nostos teatro

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